La comunità

La comunità

“Siamo chiamati da Dio che ci unisce nell’amore fraterno e ci rende capaci di vivere insieme, e’ ascoltando la sua voce che comprendiamo la nostra missione comune di portatore Lui,  amore, al mondo”

Comunità. Quando si parla di comunità, la prima impressione è che si tratti di una parola che nel passato, – anni, decenni o forse anche secoli passati – pareva riferirsi e ridursi all’ambiente monastico, al convento francescano, domenicano o di antichi ordini o congregazioni; essa rivestiva un colore religioso, limitandosi a quel mondo specifico, di frati e di monache.

Oggi pare sia diventata una parola molto, molto usata, quasi abusata, certamente inflazionata, tanti sono le dimensioni o gli aspetti nuovi che gli si attribuiscono.

Basta dare uno sguardo veloce anche a qualche dizionario online; alcuni di essi la definiscono “un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente fisico e tecnologico, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni” (http://it.wikipedia.org/wiki/Comunità).

Altri dizionari ne definiscono alcune specificità o caratteristiche; allora, si parla – in politica –  di Comunità Economica Europea (CEE), oggi di Unione Europea (EU) che mirano a realizzare un progetto politico; anche un sindaco di paese chiama “Comunità” il suo Comune, piccolo o grande che sia, città capoluogo o borgata di campagna. Ad una certa altitudine, sono istituite le “Comunità montane” ma che a volta comprendono la pianura e arrivano al mare; si parla di “Comunità professionali” o “scientifiche”, di medici, di docenti, che si scambiano informazioni, consigli, esperienze, notizie di eventi. Se poi guardiamo agli aggettivi che colorano queste entità, troviamo colori indefinibili: comunità “telematica”, “virtuale” o “online” dove i membri entrano o si mantengono in contatto attraverso la costituzione di Internet, di un proprio sito web, tramite scambio di SMS o la frequentazione di “chat” (http://www.treccani.it/vocabolario/tag/comunità/); si incontra anche la comunità “liquida” che sarebbe un gruppo con una struttura e un ordinamento variabili, con regole in costante evoluzione. Ho trovato anche la comunità “immaginata” nella quale l’identità è fondata sull’immaginazione delle persone che permette loro di percepirsi come membri di quel gruppo (http://it.wikipedia.org/wiki/Comunità_immaginate).

Il Direttore scolastico di una scuola elementare o il Preside di un Liceo, parlano sempre di comunità “scolastica”; “comunità universitaria” per le Università.

Davanti a questa carrellata di immagini o declinazioni del termine “comunità”, verrebbe da dire: “chi più ne ha, più ne metta”, tanti sono i caratteri che ad essa si attribuiscono o le aspettative che da esse si attendono.

 Ma un comune denominatore di tutte queste realtà, appare essere l’idea di “condividere” di mettere in comune, di comunicare qualcosa che si è scoperto, interessi che potrebbero servire ad altri, anche a gente lontana e sconosciuta. Il naturale e spontaneo, a volte inconscio, desiderio di incontro porta una persona a aprirsi agli altri; il più delle volte è il desiderio di “ricevere” dagli altri che ci spinge, spesso è il desiderio nascosto dentro di avere, di ottenere qualcosa, di essere ascoltato, compreso, accolto. E può capitare che quando ho ricevuto, ho ottenuto quello che cercavo, ho espresso quello che sentivo, quella comunità fluida o immaginata, professionale o politica, non mi serva più; allora la lascio, mi cancello dalle sue liste, non mi appartiene più e non gli appartengo più. Perché? Credo perché è fondata sul desiderio di avere qualcosa, di possedere qualcuno, di conseguire un fine.

Credo che, se oltre ad un’idea, condividiamo un ideale, se, oltre a voler ricevere, cominciamo per primi con il dare, oltre alle cose condividiamo, anche la nostra vita, quanto di più profondo viviamo, allora questa gruppo non è più solo una coabitazione di persone, ma diventa luogo di comunione di vita, attorno ad un ideale grande, forte, che ci supera, e che ci fa superare le inevitabili contrapposizioni di idee, di caratteri, di opinioni, di abitudini.

L’ideale più forte certamente è l’amore, l’Amore con la “A” grande. È questo Amore quello che spinge e motiva un uomo e una donna a dirsi un “Si” per sempre, eterno, non egoista ma altruista, che dà la vita e che genera la vita; questa comunità riceve un bellissimo nome, il più bello: “la Famiglia”, una comunità che non si può sporcare, né svilire, né tantomeno rompere.

Un amore grande, anzi Colui che è l’Amore, Cristo, ha spinto uomini e donne a lasciare la propria casa, staccarsi dai propri beni e affetti, perdere in una parola la propria vita e vivere insieme con altri fratelli o sorelle. Per amore di Cristo, vogliamo condividere tutto con altre persone consacrate a Dio, che non ci siamo scelte vicendevolmente da noi stessi, ma che la vita e un suo misterioso disegno divino, ci ha messo accanto per vivere la legge dell’amore scambievole e del perdono che troviamo nel Vangelo: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 15 12-17).

Ecco, questa è la mia comunità religiosa o come vorrei che fosse.