Fine settimana in un “ospedale da campo”

Fine settimana in un “ospedale da campo”

Kun Cim è stanca, ma ha un contagioso sorriso di soddisfazione sul viso. In due giorni lei e il suo team di medici e infermiere hanno visitato, consigliato e assistito un centinaio di persone. Insieme abbiamo viaggiato per ore nelle strade fangose di montagna per raggiungere i piccoli villaggi dispersi nelle valli del Nord della Tailandia.

Kun Cim è sposata, nella sua famiglia i legami tra i membri sono stretti e c’è una forte collaborazione, ma ognuno è indipendente e questo consente a lei, al marito e ai figli di avere un grande margine di libertà che ognuno mette al servizio degli altri e della comunità.

Kun Cim passa diversi mesi all’anno al servizio dei poveri nelle zone disagiate della Tailandia impiegando le sue conoscenze e la sua passione per l’attività fisica nel curare la gente che non ha possibilità di raggiungere facilmente un ospedale, un medico o semplicemente un posto di primo soccorso.

Nel Nord della Tailandia sono ancora molti i villaggi difficilmente raggiungibili a causa di strade inesistenti o semplicemente rese impraticabili dai monsoni che si abbattono regolari sulla regione. Anche in questi remoti insediamenti la gente si ammala, invecchia, ha bisogno di cure e di assistenza medica, ma spesso le difficoltà per raggiungere un medico sono proibitive. Quando si verifica un’emergenza bisogna neleggiare un’auto, ammesso che nel villaggio ce ne sia una, e il costo per arrivare in città è decisamente superiore alle possibilità di contadini che vivono di queste economie di sussistenza.

Kun Kwan, una giovane donna al nono mese di gravidanza e vicina alla data del parto, è partita dal villaggio di Mankhaw con il marito e, in moto, ha raggiunto l’ospedale cittadino giusto qualche giorno prima della data del parto. Il viaggio è durato più di due ore in una strada sterrata e piena di buche; giusto la notte del suo arrivo Kwan ha partorito una bella bambina, qualche giorno prima della data fissata. Il marito mi ha raccontato la loro avventura con un sorriso di liberazione sulle labbra, come per uno scampato pericolo: “Kwan avrebbe potuto partorire per strada” mi ha detto.

Questo non è un caso isolato, ma piuttosto frequente. Molti anziani rinunciano a curarsi perchè non hanno i mezzi per farlo. Kun Cim ha contattato dei medici, delle infermiere e ogni anno prepara un programma di visite nei villaggi di montagna. Il servizio è per tutti, non c’è distinzione tra cattolici, protestanti o buddisti, ma tutti sono malati e hanno bisogno di assistenza.

Ho incontrato kun Cim nella mia precedente parrocchia di Bangkok e le ho chiesto di lavorare con me nella zona depressa della parrocchia. Andavamo a trovare i poveri e i malati dello slam che, per lo più, vivevano nella solitudine. Quando mi sono trasferito nel villaggio di Mankhaw e mi sono reso conto della situazione dei miei parrocchiani ho pensato di invitare lei e il suo team per dare una mano a ai poveri della mia nuova parrocchia.

La strategia di kun Cim e del suo team è sempre la stessa: divisione dei ruoli tra i vari professionisti, preparazione del materiale medico e delle medicine, breve consultazione prima di cominciare. La maggior parte della gente è già sul posto, avvisata dall’autoparlante del villaggio; chi arriva dai campi si accoda e la sala è ormai piena. C’è un continuo brusio, la gente, specialmente anziani, ama raccontare i loro malanni perchè solo a parlarne già sperimenta un certo sollievo. Ognuno ha un numero e si mette in coda.  Il primo “esame” è quello della pressione, a volte hanno a disposizione il set per la glicemia e così misurano anche gli zuccheri nel sangue, poi si passa dal medico e infine si transita al banco delle medicine. Spesso gli anziani hanno dolori muscolari a causa degli anni o del troppo lavoro allora kun Cim insegna loro un po’ di fisioterapia da fare a casa.

Sembra di essere in un ospedale da campo, ognuno arriva con la speranza di vedere alleviate le sue sofferenze e se ne va contento perchè è stato ascoltato, ha potuto spiegare le sue afflizioni e ha ricevuto qualche pillola colorata o qualche tubetto di pomata che di certo risponderanno alle sue necessità.

Dopo due tre ore di lavoro ininterrotto l’ultimo paziente torna a casa, kun Cim e la sua equipe sistema i medicinali e tutti insieme andiamo a pranzo; nel pomeriggio si parte per un altro villaggio. Sono giorni intensi e faticosi, ma il lavoro è gratificante perchè tutti sappiamo che le persone che hanno usufruito del “servizio medico” non sarebbero mai andate all’ospedale e anche se i loro malanni sono dovuti al duro lavoro, all’età avanzata, a una alimentazione insufficente e povera, queste persone hanno consultato un medico e tornano a casa contenti e rassicurati.

Il lavoro di kun Cim e del suo team di medici e infermieri è straordinario e del tutto atipico per un paese come la Tailandia dove si trovano molte persone pronte a fare il “bun”, cioè a dare delle offerte, anche per i poveri, ma difficilmente si incontrano persone che sentono il bisogno di impegnarsi personalemente per i più diseredati.