Piccoli semi generano grandi alberi. Campo estivo ragazzi in Phetchabun.

Piccoli semi generano grandi alberi. Campo estivo ragazzi in Phetchabun.

Sono circa 70, bambini e bambine, radunati sotto la grande sala della scuola Saint Joseph delle suore di saint Paul de Chartre a Phetchabun. Non parlano la stessa lingua e anche i loro tratti somatici sono diversi, alcuni hanno dei bei visi tondi e gli occhi fortemente a mandorla, altri hanno volti dalla pelle scura e occhi un po’ più tondeggianti. Questi bambini vengono dai villaggi nei quali noi Oblati lavoriamo e sono Hmong, Laotiani, Thai, si trovano insieme per un periodo di formazione, un campeggio, per approfondire la loro fede cristiana e, magari, un giorno, essere dei punti di riferimento nei loro villaggi.

Le suore di Saint Paul de Chartre hanno una struttura collaudata, una scuola con tutto ciò che serve per un’esperienza di questo tipo; mettono a disposizione i loro insegnanti e ci danno una mano per le spese di gestione del campo. I ragazzini, dal canto loro, amano venire qui e stare insieme e giocare con altri bambini. Uno degli obbiettivi del campo estivo è proprio questo: far uscire i nostri ragazzi dal loro villaggio per incontrare altra gente e così apprendere a relazionarsi con chi è diverso.

I nostri ragazzi vivono in piccoli villaggi dove tutti, magari alla lontana, sono un parenti per questo non sperimentano la fatica di costruire rapporti con persone estranee, sconosciute, non vivono il piccolo dramma di uscire da sè stessi per tentare nuove amicizie. Sono bambini molto timidi quando si trovano fuori dal loro ambiente e preferiscono ritirarsi nel loro gruppo, talvolta, invece hanno reazioni disordinate proprio per vincere l’imbarazzo e la timidezza. Il campo estivo che abbiamo organizzato dura tre settimane ed in questo lasso ti tempo le relazioni tra i ragazzi si fanno sempre più ampie e divertenti.

Un altro aspetto piuttosto importante del campo estivo è il catechismo, l’approfondimento della fede. I bambini scoprono che l’esperienza di fede è un’avventura fatta di tanti personaggi interessanti, di tante storie da ascoltare e raccontare, scoprono che anche la loro storia è parte di un racconto più grande ed entusiasmante basta solo ascoltare e condividere, ma proprio qui sta la sfida. Come tutti i bambini del mondo anche i nostri sono presi da ciò che maggiormente attrae la loro attenzione. Mi capita spesso di vederli venire in parrocchia con i telefonini dei loro genitori, non c’è problema se la qualità delle immagini e del suono del vecchio modello che hanno tra le mani non è perfetta, non importa se il vetro dello schermo è una ragnatela di crepe perchè è caduto chissa quante volte, la loro attenzione è tutta per quella piccola macchina e nulla esiste intorno a loro. Poco alla volta perdono la voglia di studiare, di giocare, di acoltare storie, si isolano sempre più nel loro mondo immaginario e lontano, le relazioni si sbiadiscono e così il di valori che è alla base della convivenza. Il campo estivo è un momento importante per tenere questi bambini legati a ciò che li rende unici: la gioia di vivere, la semplicità nello stare insieme, la soddisfazione nel dare una mano gratuitamente a chi sta loro intorno, questi sono i tratti della fede, una fede appresa nel villaggio e trasmessa loro dalla famiglia, una fede vissuta con gli altri.

Con le nostre attività vorremmo dare ai nostri ragazzi gli strumenti per vivere la loro fede non solo come esperienza personale ed intima, ma come elemento capace di trasformare le relazioni con l’altro e con le relazioni anche il mondo nel quale essi vivono queste relazioni. È un compito arduo, impari, ma i semi sono sempre spoporzionati rispetto agli alberi e questo ci fa ben sperare.