Papa Francesco e la missione della gioia e della bellezza

Papa Francesco e la missione della gioia e della bellezza

Padre Alessio si alzato presto, alle cinque era già in viaggio e alle sei e mezza si trovava davanti al portone, ma gli hanno detto che era in anticipo e che il Papa sarebbe arrivato solo quattro ore dopo. Lui non si è scoraggiato, è andato a mangiare qualcosa e ha aspettato pazientemente fino alle 10.00.

L’incontro tra Papa Francesco e i religiosi, a Sampran, è stato una grande festa di gioia e di colori, una festa per tutta la chiesa tailandese che da ormai tre giorni si muoveva da un capo all’altro della città per stare con il Papa.

È stupendo – mi ha detto una postulante delle suore – pensare che colui che siede sul gradino più alto della chiesa sia venuto a farci visita e a stare con noi”. Si respirava un gran senso di stupore e di gioia, non c’era quel timore reverenziale che spesso crea una distanza insormontabile tra il Papa e i fedeli, non si scorgeva nessun senso di isteria, ma piuttosto tutti sentivano che un fratello maggiore era veunto visitare coloro che gli sono cari. Il suo passo incerto, il suo sorriso un po’ sbarazzino, il modo di parlare informale e la sua ricerca del contatto umano, fa sentire il Papa vicino, fratello appunto. Mentre entrava nella chiesa di San Pietro in Sampran, papa Francesco stringeva mani, sorrideva divertito e amichevole ai religiosi e alle religiose presenti, non incuteva soggezione, ma simpatia.

Papa Francesco ha fatto del suo pontificato un mezzo per proporre un modo nuovo di rapportarsi a Cristo e ai fratelli, un modo semplice, ma profondo perchè basato su valori che tutti possono condividere. La fede è stata si portata in ogni parte del mondo, ma spesso coloro che l’hanno trasmessa non sono stati capaci di spogliarla di forme specifiche, non consone con la cultura nella quale sarebbe dovuta radicarsi. Il Papa si è detto rammaricato nell’apprendere che la fede cristiana in Tailandia è sentita come straniera e per stranieri, ma questo non è difficile da capire per un missionario che lavora in questo paese da anni. I thai hanno accolto la fede negli aspetti che più si addicono alla loro cultura, hanno valorizzato la forma e la bellezza esteriore, ma questi aspetti non conducono a Cristo se non sono espressione di qualcosa di più profondo.

Il Signore non ci ha chiamati per mandarci nel mondo a imporre obblighi alle persone, o carichi più pesanti di quelli che già hanno, e sono molti, ma a condividere una gioia, un orizzonte bello, nuovo e sorprendente”, questa frase di Papa Francesco coglie nel segno; l’esperienza cristina deve essere gioia, bellezza e pace perchè questi sono valori del vangelo, sono il doni del Regno e nello stesso tempo sono l’anelito di ogni uomo.

Papa Francesco, con il suo modo discreto, ma chiaro, ha invitato la chiesa tailandese nelle persone dei preti e dei regiosi, a riflettere sulla loro missione e a confrontarsi con una visione nuova del loro impegno di annunciatori, il Papa ha detto chiaramente che non si incontra Cristo attraverso una serie di obblighi e impegni, ma solo riconoscendolo nel volto del fratello che si incontra ogni giorno, in una parola si può dire che non siamo noi ad incontrare il Cristo, ma è lui che viene a noi ogni giorno perchè è già presente dove noi andiamo, il problema è che, a volte, siamo noi che, così chiusi nelle nostre convinzioni e radicati nella nostra cultura, non riusciamo a riconoscerlo.